MIGNONNES
Su Netflix da qualche giorno è reperibile il titolo “Cuties”, ancora per non molto a quanto pare, a causa delle critiche che gridano alla rimozione del film.
Con la premessa che la seguente opinione è totalmente contraria alle critiche mosse, mi auguro di poter trattare con i giusti toni un argomento delicato quale l’ oggettificazione dei corpi fanciulleschi.
In breve la trama vede protagonista una ragazzina, proveniente da una famiglia di rigide norme religiose a cui lei deve piegarsi, senza possibilità di comunicazione o dialogo: ebbene, sbattuta nella società odierna, l’adolescente si unisce ad una crew di coetanee con cui è libera di sperimentare la vita sino ad arrivare all’estremizzazione: twerk e gare di ballo provocatorie da parte di undicenni.
Ora, vedendo esclusivamente le scene di ballo, sicuro che farebbero ribrezzo un po’ a chiunque, ma è doveroso CONTESTUALIZZARE un’immagine che vuole trasmettere ben oltre che acquietare la vostra abiezione. Smettetela di difendere il vostro vizio, difendendo i ragazzini. Ad un occhio più limpido, le scene di ballo appaiono tenere quanto grottesche nei pallidi movimenti di donna di ragazzine che vogliono ardentemente essere guardate ed amate per ciò che sono. Abituate ad essere ignorate nella propria essenza dalla famiglia che le pretende come le ha volute, coprendo con un velo di viltà e passività il carattere individuale di ciascuna di esse. Come i ragazzetti che giocano alla guerra. Come noi che prendevamo il trucco dalle nostre madri.
Non vituperiamo ancora la nostra essenza
La protagonista non è nemmeno a conoscenza del ciclo mestruale eppure si veste e si muove come una donna, poichè ciò deve essere per essere qualcuno. Un film che mostra la misoginia nel punto più dolente: siamo capaci di sminuire noi stesse, darci in pasto alle belve, dargli ciò che desiderano pur di essere amate, diamo in pasto la nostra anima per essere parte di qualcosa che ci accetti.
La pellicola è una mostra di donne vittime di se stesse, della passività ed accettazione della violenza. Mostra le donne le prime nemiche delle donne.
“LA FIGLIA DI UNA PERSONA RISPETTABILE NON SI VESTE IN QUESTO MODO”
Questa frase fa rivoltare le budella per tutti i messaggi negativi che lancia. Come se il nostro abbigliamenti determini, pur non facendolo, la nostra etica e la nostra morale. Invece imparate una volta buona che un abito è solo espressione di gusto personale, magari sicurezza, e certo vanità ma non esterna i nostri valori.
Inoltre imparate che i figli non vi appartengono: i figli non sono oggetti di cui potete decidere e plasmare la natura, nè il vostro specchio delle brame, nè un avatar con una personalità modulabile alle vostre intenzioni di gioco. I figli sono persone, sono vivi e pulsano, hanno diritto all’individualità.
Un passaggio decisivo del film avviene quando la madre di lei, finalmente le concede ascolto e possibilità di scelta, così la ragazza riesce a trovare il giusto equilibrio che le consentirà di vivere con l’innocenza che merita ed uno spruzzo di autodeterminazione.
Scegliendo di censurare il titolo date ragione a chi sessualizza il corpo delle bambine, giacchè di fatto anche voi lo fate. D’altra parte la malizia è negli occhi di chi guarda, e non mi sarei aspettata niente di meno intelligente da una società patriarcale e misogina ma soprattutto vile ed omertosa, che preferisce nascondere ed umiliare anzichè apprendere e dialogare. A mio parere, il titolo non va censurato, bensì semplicemente spiegato, analizzato e magari guardato con attenzione. Basta fermarci solo a ciò che conviene vedere. La pellicola mostra ben oltre ciò che la gogna mediatica ha decontestualizzato. Vi suggerisco una cauta visione del film e ricordate “la luce penetra solo negli spazi tersi”.