Piccole lezioni in Storia religiosa dell’età moderna

Nel mezzo del XVIII secolo, il potere secolare si arrogava sempre più competenze in materia di fede, sconfinando nel territorio del Gladius spiritalis (la chiesa), nei processi di stregoneria, eresia e presunta santità.
Celebre è il caso delle suore pratesi Irene Buonamici e Clodesinde Spighi del convento di Santa Caterina. Nell’estate del 1781 le due sono colpite da forti accuse: hanno simulato santità e pronunciato gravi posizioni blasfeme. Le due inoltre hanno infranto il voto di clausura e preso la comunione, nonostante il divieto del confessore.
In seguito alla confessione di una consorella, la posizione si aggrava, una volta scoperto che solevano dormire nello stesso letto, e consumato rapporti con sorelle e fratelli del monastero.
Suor Irene ammette di aver introdotto nella propria vagina un’ostia, suggellando così l’amore con Cristo. Paradiso e inferno non sono reali, tutto ciò che conta è l’unione dei corpi, lì si trova la vita eterna.
Nemmeno Clodesinde se la passa giusta, quando davanti al tribunali solleva le vesti per mostrare cosa facesse con suore e frati.
Comportamenti del genere erano comuni all’interno del clero, in particolar modo prima del Concilio di Trento: erano secoli in cui l’anticlericalismo era forte, insieme a nuove eresie e idee. Il popolo era a conoscenza della vita di molti esponenti del clero, mentre i civili si arrovellavano su come fornicare senza offendere il buon gusto divino, dietro le celle, le ostie potevano essere usate come tampax.
Celebre è il caso delle suore pratesi Irene Buonamici e Clodesinde Spighi del convento di Santa Caterina. Nell’estate del 1781 le due sono colpite da forti accuse: hanno simulato santità e pronunciato gravi posizioni blasfeme. Le due inoltre hanno infranto il voto di clausura e preso la comunione, nonostante il divieto del confessore.
In seguito alla confessione di una consorella, la posizione si aggrava, una volta scoperto che solevano dormire nello stesso letto, e consumato rapporti con sorelle e fratelli del monastero.
Suor Irene ammette di aver introdotto nella propria vagina un’ostia, suggellando così l’amore con Cristo. Paradiso e inferno non sono reali, tutto ciò che conta è l’unione dei corpi, lì si trova la vita eterna.
Nemmeno Clodesinde se la passa giusta, quando davanti al tribunali solleva le vesti per mostrare cosa facesse con suore e frati.
Comportamenti del genere erano comuni all’interno del clero, in particolar modo prima del Concilio di Trento: erano secoli in cui l’anticlericalismo era forte, insieme a nuove eresie e idee. Il popolo era a conoscenza della vita di molti esponenti del clero, mentre i civili si arrovellavano su come fornicare senza offendere il buon gusto divino, dietro le celle, le ostie potevano essere usate come tampax.
Bibliografia: P. Palmieri, La santa, i miracoli, e la rivoluzione, Il Mulino, 2012.