RASPUTIN: la misticità divisa in due.

RASPUTIN: la misticità divisa in due.

Grigorij Yefimovitch Novykh nacque nel 1869 in un remoto villaggio della Siberia.
Analfabeta, senza alcuna istruzione, violento, scontroso,  ladro, e soprattutto, privo di scrupoli, tanto che gli venne affibbiato il soprannome “Rasputin”, dal russo “rasputnik”, che sta ad indicare una persona libertina.
Un uomo simile ebbe il destino di cambiare la Russia, e rovesciare l’antica dinastia dei Romanov, che regnava da ormai 300 anni.
Alcuni uomini possiedono un carisma tanto forte da magnetizzare gli altri; alcuni di questi uomini credono in un tale  potere per diffondere il bene, altri, invece, per il proprio bene.

Perchè tutto il potere ruota intorno alla fiducia di qualcuno.

Il carisma di Rasputin aveva trovato radici nella religione russa ortodossa, dove egli stesso millantava di aver trovato una sorta di grazia divina.
Tra i ghiacci della Siberia o tra i salotti di San Pietroburgo, un popolo lasciato a languire dalla monarchia, pregava per una nuova fede, per avere qualcuno da seguire: lo starets era considerato un uomo santo o mistico, o comunque un uomo dal potere tanto grande da rovesciare  le sorti del destino.
Allo starets si affidava il proprio corpo e la propria anima, senza via di scampo.
Rasputin aveva allora trovato la sua via: utilizzò la sua posizione per sedurre giovani fanciulle impressionabili, per realizzare ogni pensiero e voglia, perché nulla si negava allo starets.
Approfittando della “moda” degli starets, la perversione del monaco non aveva alcun limite, e nonostante fosse sposato con ben sette figli, fare il padre non gli si confaceva: piuttosto non smise mai di cogliere le possibilità di ghermire gli altri.
Sicuramente le straordinarie doti intuitive, la figura imponente, il volto duro e serio, e gli occhi, quegli occhi ricordati in ogni salotto di San Pietroburgo, pareva potessero lasciare chiunque senza fiato per il loro fulgore azzurrino.
Ma il popolo fremeva, mentre la famiglia reale era rinchiusa nella bolla d’oro del Palazzo situato a  Tsarskoe Selo, poco lontano dalla città.
Una coltre di mediocrità e adulazione si aggirava fra quelle stanze, in cui le quattro granduchesse non potevano competere con un erede maschio.
Finalmente, nel 1904 la zarina Alessandra diede allo zar Nicola un figlio, chiamato Alexei.
Ogni medico, santone della città fece visita al futuro della Russia, un futuro gracile ed emofiliaco a quanto pare.

Com’ è giunto dal diario dello zar Nicola, l’incontro avvenne il primo novembre 1905.
Nel frattempo Rasputin era divenuto molto influente a San Pietroburgo, e persino il primo mostro Stolypin gli chiedeva di pregare al capezzale della figlia morente.
La fama lasciava spazio di fuga anche al passato siberiano del monaco: si vociferava di orge e non solo, alimentando così la leziosa classe aristocratica e borghese.
In fondo, erano gli anni in cui in Russia si scopriva il sesso in ogni sfumatura, e il contadino-starets ne aveva molte da narrare.
A suggellare il rapporto malato fra Rasputin e i Romanov  fu di certo l’emofilia del piccolo Alexei, e quando riprese a sanguinare alla fine del 1907, il monaco venne chiamato a palazzo.
Al primo incontro, il figlio di Alice e Nicola smise di sanguinare dopo pochi minuti, calmato dalla presenza di Rasputin.
Da lì, egli divenne la guida dei Romanov, e la zarina lo venerava come messaggero di Dio; quanto più la presa di Rasputin si faceva feroce, tanto più gli ufficiali e la corte iniziavano a mormorare degli scandali e del rapporto morboso che si era innestato nella famiglia reale.
La prima a ribellarsi fu l’imperatrice, madre dello zar Nicola, ella in gioventù era venuta a conoscenza di una profezia: tuo figlio regnerà, scalerà le montagne per ottenere ricchezze e grandi onori, ma non riuscirà mai a raggiungere la vetta, perché sarà colpito dalla mano di un “muzhik” (contadino russo).
Iniziarono a girare voci su mirabili orge nel palazzo di Tsarskoe Selo e mentre i censori tentavano di arginare gli scandali, Rasputin era sulla bocca di tutti.

Nel 1914 la Russia entrava in guerra contro la Germania, mentre si moltiplicava il malumore del popolo; i numerosi governi che si succedettero erano gestiti da Rasputin che affibbiava cariche, su criteri del tutto folli: ad esempio Alexej Khvostov venne nominato per la sua bella voce. L’8 dicembre, l’Unione delle città, (associazione intermunicipale) si riunì per decidere le sorti del Paese, poiché ormai la famiglia reale era stata sedotta dalle forze del male. Per intrappolare Rasputin scelsero la bellissima principessa Irina Yusupova, che pur non trovandosi nella città, venne usata come esca dai cospiratori.  La notte del 16 dicembre Rasputin si presentò in una lussuosa camera credendo di consumare un “pasto” con la deliziosa principessa; a riceverlo fu il principe Dimitri Yusupovo, che servì al monaco bevande e dolci avvelenati, mentre a suo dire, la principessa stava ancora intrattenendo ospiti al piano superiore.

Ma il veleno pareva non sortire alcun effetto, ed il principe fu costretto ad impugnare un revolver e sparargli  allo stomaco e al fegato. Pareva che fosse finita ma Rasputin si sollevò e barcollando raggiunse il cancello che dava in strada. Un altro dei cospiratori riuscì a sparare, colpendo due volte, ma lo starets era ancora vivo. Allora gli vennero legate le mani dietro la testa, e gettato nelle acque del fiume Neva.

L’autopsia eseguita nell’immediato rilevò che ad ucciderlo fu l’acqua del fiume nei polmoni, né il veleno né le pallottole.
Nel corso delle ricerche storiche, invece, oggi, sappiamo un po’ di più sulla morte del mistico monaco, anche se il mistero resta sempre fitto e profondo: gli zuccheri contenuti nei dolci ebbero l’ effetto di vanificare il cianuro, mentre l’acqua nei polmoni pareva essere assente.
Da alcune ricerche emerge in realtà anche l’improbabilità che Rasputin avesse ingerito dolciumi: a dire della figlia Maria, il padre soffriva di terribile acidità di stomaco, per cui non ingeriva zuccheri.
Il piombo, secondo questa versione storica più recente, avrebbe decretato la fine della disgrazia russa.
In ogni caso, i cospiratori divennero eroi, mentre gli zar si disperavano.
Rasputin aveva già  previsto la propria fine, e soleva affermare che se fosse avvenuta per mano di contadini, lo zar avrebbe potuto dormire sonni tranquilli, ma se fosse avvenuta per mano di nobili, allora nessuno della famiglia reale sarebbe sopravvissuto per più di due anni dalla sua morte.
Il 18 luglio 1918 la predizione si avverò e tutta la famiglia reale venne trucidata.
BIBLIOGRAFIA
M Brian, Rasputin: the saint who sinned,  New York 1941.
M. Twiss, Rasputin, il monaco pazzo, in I personaggi più malvagi della storia, a cura di S. Klein, e M. Twiss, Roma 2015.

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