Sala Samobójców

“WHY THE MASK, ARE YOU ILL?”
“IT PROTECTS ME FROM HARMFUL PEOPLE”
Perchè Suicide room resta un titolo largamente sconosciuto alla società odierna occidentale? Vediamolo insieme.
Il film di Jan Komasa rimane una perla nera per i giovani che si interfacciano alle difficoltà della vita senza alcun supporto emotivo da parte degli adulti. Che io sappia non sono reperibili versioni doppiate e non è mai presente su canali a pagamento.
Dominik Santorski è in tutti i giovani. Tutti.
Quelli diversi, dissociati che non accettano passivamente il ruolo impostogli dalla famiglia e dalla società ma si immergono negli abissi della vita e della mente, a volte annegando.
SYLWIA E DOMINIK SONO TROPPO REALI PER LA REALTÀ.
Siamo troppo impegnati a sponsorizzare cereali iperpotenziati su instagram e rincorrere una perfezione inesistente, dover dimostrare di avere successo a tutti i costi perchè non si può piangere in pubblico. La nostra famiglia lavora costantemente per garantirci tutto ciò che non hanno avuto nella loro gioventù, per cui dovete essere grati e ubbidire e snaturarvi; chissene frega della vostra acerba maturità emo e le velleità da Sex Pistols. Vogliono che ci crediate. In Suicide room, nessuna credenza invece regge: Dominik si dimostra capace di vivere isolato nella sua stanza, piccola dimensione senza scuola, senza amici, senza denaro, senza successo.
SANTORSKI NON HA BISOGNO DI ALCUN VALORE OCCIDENTALE PER SOPRAVVIVERE, egli necessita solo di immergersi sempre più.
Perciò cosa accade quando sondate gli abissi? Lì regna il buio per cui nessuno vi noterà; nessuno che conta, almeno.
Dunque il film polacco è troppo provocatorio e mette sotto gli occhi i tagli di una gioventù che si ribella alla passività umana, ingrata della mente che ci è stata donata.
Prossimamente prenderemo in esame la figura di Beata Santorska, comparsa in The Hater, su Netflix.